“… C’è un tratto sottile che accomuna Arte e Medicina ed è la capacità di
leggere l’Anima umana in tutto il suo potenziale divino; dai suoi più
limitanti e angusti anfratti sotterranei agli aspetti che avvicinano
all’estasi. In quel filo sospeso sul baratro del nichilismo, l’Arte
diviene curatrice, catartica e illuminante, la medicina perde la sua
caratteristica di scienza esatta (ammesso che mai l’abbia avuta) e si
trasforma in un Arte delicatissima dove, attraverso “pennellate” non
riconducibili a rigidi protocolli, l’individuo consapevole si cura, si
conosce, si comprende e si metamorfosa da creatura a creatore …”