“CHE COS’È LA VITA?”
di Marina Menichelli
… A questo riguardo vorrei raccontarvi un aneddoto … Quando, anni fa,
fui chiamata da alcuni miei amici sacerdoti per un incontro con alcuni
giovani riguardante il significato della vita, scatenai un vero e
proprio putiferio con la domanda su quale fosse la differenza fra noi e
gli animali. Fra le tante risposte bizzarre e anche geniali, che
comunque non ebbero altra conseguenza se non quella di gettare benzina
sul fuoco, ad un certo punto, contemplando esterrefatta e impotente la
scena, ebbi la semplice e straordinaria intuizione che sedò il tumulto
in modo altrettanto improvviso e sconcertante di come si era innescato:
la risposta era manifesta nella stessa discussione che si era creata …
Nessun animale è autoriflessivo nella coscienza di sé, nessun animale si
interroga sul significato della vita, nessun animale lotta, ama o uccide
per un principio. Nessun animale necessita dell’Arte, nessun animale si
interroga sul suo destino; solo l’uomo lo fa …
Nel perenne sforzo di riunire il trascendente all’immanente, in noi
l’Universo diviene autoriflessivo, e maturando nell’autocomprensione
raggiunge la coscienza di Sé.
Che cos’è la vita? Biologicamente è caratterizzata da due aspetti
principali: la complessità e l’organizzazione. Anche un semplice
organismo unicellulare, per quanto primitivo, mostra una raffinata
unione di processi e un'esattezza di funzionamenti, superiore a
qualsiasi manufatto umano.
Un atomo di carbonio, di idrogeno, di ossigeno, di fosforo contenuto in
una cellula vivente è perfettamente identico agli atomi dello stesso
elemento presenti nell’ambiente inanimato. E’ chiaro allora che non si
può ridurre la vita alle proprietà delle parti costitutive di un
organismo; la vita non è un fenomeno cumulativo. Come può essere che un
insieme di parti inanimate formi nel suo complesso alcunché di animato?
Il segreto della vita non si trova negli atomi che compongono la cellula
vivente, ma dal modo in cui questi sono organizzati, dall’informazione
codificata nelle strutture molecolari.
L’origine e lo sviluppo della vita costituiscono un esempio di ordine in
aumento, anche se ciò sembra entrare in contraddizione con la seconda
legge della termodinamica che stabilisce la tendenza all’aumento
costante del disordine (entropia). Potremmo quasi affermare, quindi, che
l’evoluzione si presenta come la controtendenza necessaria per mantenere
l’equilibrio con l’entropia, per non far precipitare il sistema nel
caos. Un poeta lo definirebbe un bisogno di Bellezza … Questo anelito
all’ordine - definito dagli stessi fisici “entropia negativa” - si
inserisce in un contesto di totalità, in quanto ogni organismo in tale
processo coinvolge, ed è coinvolto a sua volta, inevitabilmente
dall’ambiente circostante. Ancora una volta non possiamo definire la
vita e l’evoluzione esclusivamente con quella linearità di processi
biologici conclusi in se stessi. Nessuno nega che un organismo sia
effettivamente un insieme di atomi. L’errore sta nel considerarlo niente
più di esso e finalizzato esclusivamente a ciò. La descrizione della
qualità degli elementi costituitivi non contraddice necessariamente
un’altra descrizione di carattere olistico: sono due aspetti
complementari e necessari per il concetto di vita, in qualunque specie,
e direttamente proporzionali al grado di evoluzione di essa.
Come afferma il fisico Paul Davies “liquidare un essere vivente dicendo
che si tratta solo di un ammasso di atomi formatosi casualmente a
seguito di eventi fortuiti, comporta una svalutazione anche della nostra
stessa esistenza”.
Personalmente ritengo la vita più un’opera d’arte che un processo
biologico, e ciò davanti a cui la nostra limitata conoscenza si arrende,
l’anima lo ri-conosce: la contemplazione diviene, quindi, un mezzo
necessario per scorgere nella Natura e nell’Umano le tracce del Progetto
dell’Universo.
I FIORI DEGLI EROI “BACH E
SHAKESPEARE NEL GIARDINO DELL’ANIMA UMANA”
Da sempre Shakespeare mi accompagna nella mia quotidianità. Io
appartengo a lui e lui appartiene a me. Lui ha talmente impregnato la
lingua che mi ha formato intimamente; a volte non so dove finisco io, e
fin dove esattamente le sue parole siano entrate in me per echeggiare in
quello che penso e come lo esprimo.
Shakespeare ha colorato ogni superficie della vita inglese, ha creato il
paesaggio verbale all’ interno del quale viviamo ed interpretiamo le
verità umane che ci circondano. Lui è ovunque e ha fornito al mondo le
parole per tutto ciò che l’uomo è capace di pensare, dire e fare.
Shakespeare ha dato all’Umanità una mappa dell’anima e ha creato un
linguaggio vasto e potente che comprende ogni cosa possa accadere
all’interno dell’Anima Umana ed ogni azione che ne consegue.
I personaggi Shakespeariani vanno oltre il loro tempo, perché le loro
verità sono universali.
La tragedia Shakespeariana è la storia della calamità e della sofferenza
che portano alla morte. L’Eroe è una persona di rilievo (Lear è un Re ed
Amleto un principe) e le conseguenze della sua caduta sono terribili ed
estese.
La caduta dunque è causa di angoscia e pietà . La proprietà della pietà
tragica varia da opera in opera (per esempio paragoniamo Lear a
Macbeth). La caduta dell’Eroe avviene in una situazione dove sono
presenti condizioni anormali di mente o, il sovrannaturale o, il fato.
Queste circostanze esterne interagiscono e sono subordinate alle azioni
che nascono dal carattere dell’Eroe.
Nell’Eroe tragico di Shakespeare il desiderio, la passione o la volontà
vibrano con una forza terribile ed esiste in lui una marcata tendenza
caratteriale che gli è fatale. Macbeth è distrutto dall’ambizione ed
Otello dalla gelosia.
L’Eroe tragico Shakespeariano è un uomo la cui anima è potenzialmente
grande, ma che non vivendo la sua grandezza, sceglie, invece di cadere;
la sua caduta ci rende consapevoli delle possibilità della natura umana.
Se solo avesse ...
La tragedia non è la morte, ma lo spreco. La vera tragedia è lo spreco
dell’Io e delle potenzialità dello spirito …
Bach dice che nel corpo fisico la malattia è il risultato della
resistenza della personalità alla guida dell’ Anima; quando ignoriamo o
non capiamo quella voce interna che ci guida verso la luce di noi stessi
apriamo la porta al caos. Bach stesso cita Shakespeare:
“This above all: to thine own self be true, and it must follow as the
night the day. Thou canst not be false to any man” (HAMLET I iii)
“Questo sopratutto: a te stesso sii fedele e ne deve seguire come la
notte il giorno, che tu non potrai essere falso ad alcun uomo”
Ida Laura Bertolini B.A Hons
CONOSCERE IL COLORE =
UN'ESPERIENZA MORALE
Il colore è un dono dell'Universo che in ogni momento, tutti i giorni e
per tutta la vita ci accompagna. È una presenza angelica indissolubile
legata a noi, tanto strettamente da non avvertirla. Il nostro rapporto
con il colore avviene nella quasi totale inconsapevolezza. Non ci
rendiamo conto quanto e come sia presente, come sia determinante e
quanto influenzi lo svolgersi della nostra giornata.
Prendere coscienza di questa presenza e cosa questo significhi, sia in
termini fisici che spirituali, è un'avventura all'interno di un mondo
per un verso misterioso, per un altro incredibilmente a portata di mano.
È un'esperienza che permette di usare una fonte inesauribile di
benessere, che può essere ritrovata e risvegliata tutte le volte che lo
desideriamo.
Il pensiero di Rudolf Steiner ha creato una scuola sul colore i cui
contenuti sono legati all'Antroposofia (ricerca della Verità sull'Uomo).
In questa scuola si apprendono il potere e le qualità dei colori, per
mezzo della pittura con l'acquerello. Si sperimentano i messaggi di cui
i colori sono portatori. Questi messaggi sono linguaggio e conoscenza
spirituali, tratti da un serbatoio di immagini e contenuti, una riserva
inesauribile dei segni e delle forze che hanno plasmato e plasmano
l'universo. Un esempio di questo lo possiamo trarre dal Mito, questa
"infanzia dell'Umanità", dal quale ancora oggi possiamo attingere
visioni e consapevolezza dell'esistenza dell'uomo e del suo ambiente.
Il colore nasce dalla luce ed è luce. La luce è quella radiazione
cosmica che il nostro occhio può sopportare e che avviene dall'incontro
degli infrarossi e degli ultravioletti con l'ozono degli strati più alti
dell'atmosfera e senza la quale non vi sarebbe vita per come la
conosciamo. Ogni colore è la manifestazione riflessa di ogni aspetto
della vita fisica, psichica e spirituale.
L'uomo primitivo, non ancora toccato da una visione
scientifico-razionale, aveva con i colori un rapporto naturale, nato
dall'esperienza, ne conosceva perciò il valore qualitativo. Tutte le
antiche civiltà avevano con il colore un rapporto spirituale di
significati simbolici e speculativi e ne venivano investiti tutti gli
aspetti dell'arte, delle scienze, della medicina, della religione.
I colori sono di natura cosmico spirituale e le loro qualità sono
cosmico spirituali. Lavorare con il colore significa entrare realmente
in contatto con questa energia e trarne i benefici che può dare,
maggiormente se ne abbiamo piena coscienza.
La scuola di colore con l'acquerello è così semplice sul piano pratico
quanto ricca di implicazioni su quello psichico e, indirettamente ma
realmente, su quello fisico. Non avere conoscenza o preparazione
accademiche è un vantaggio; è meglio non saper dipingere, perché si è
più liberi di ascoltare ed osservare ciò che conta davvero. Si usano
carta, pennello, colore; il conduttore da una traccia, il tema che è
come il "LA" del direttore d'orchestra, ma sarà l'esecutore che creerà
liberamente il tessuto musicale, usando il contenuto dei colori ed
osservando l'energia che esprimono e che restituiscono. Nasce un lavoro,
un'espressione artistica, in definitiva una vera opera di alchimia.
Durante l'esecuzione, senza necessariamente rendersene conto, agiscono
insieme pensiero, sentimento e volontà; sarà importante imparare ad
esserne coscienti e percepire di volta in volta questi aspetti
personali, ascoltarsi, quasi una meditazione. Ogni lavoro ha una
bellezza in se, indipendentemente dai criteri accademici si impara a
riconoscerla, perché è la bellezza interiore di chi l'ha eseguito. Il
compito del conduttore è aiutare a vederla, a vederne l'aspetto
artistico.
L'arte è la ricerca dell'anima delle cose e dell'artista. La storia
dell'arte è storia dell'uomo. Il colore è uno dei mezzi che aiutano
l'artista a materializzare, a trarre "fuori da se" i suoi sentimenti, le
sue emozioni. Quindi è lo strumento che lo libera da quei sentimenti ed
emozioni che premono sul suo animo, nel bene e nel male.
Il colore può liberarci, ci aiuta a vivere artisticamente, ad essere
artisti di e per noi stessi e lo fa attraverso la bellezza, perché il
colore è bellezza. È giusto sapere che dove si percepisce bellezza sul
piano spirituale, siamo vicini alla verità. Il colore può insegnarci a
percepire la nostra bellezza e le nostre difficoltà spirituali, ci aiuta
a conoscersi. Conoscere sé stessi ed imparare ad accettarsi è la via del
benessere del corpo e dell'anima.
Laura Ciaccheri
La Babele svelata:
intercomunicazione
Un breve articolo apparso recentemente su un noto mensile di
divulgazione scientifica, riporta una scoperta effettuata dal biologo
Klaus Zuberbuhler, riguardo l’intercomunicazione fra specie diverse.
“…Il Grande Calao africano (Ceratogymna elata), un uccello dell’Africa
occidentale, riesce a distinguere le grida d’allarme della scimmia
cercopiteco diana. Il Calao, infatti, mostra un chiaro atteggiamento
difensivo quando sente il richiamo della scimmia all’arrivo dell’aquila
reale, loro predatore comune; rimane invece indifferente quando l’urlo è
rivolto al leopardo, che non è un suo nemico …”
In realtà è da tempo che i “ricercatori di frontiera” sostengono che
l’intercomunicazione fra specie diverse esiste, ed è constatabile da
tutti soprattutto per quell’emozione primordiale legata alla
sopravvivenza: la paura … Chiunque osservi con una mente aperta e
lontana dai pregiudizi gli animali, avrà notato come davanti a
situazioni destabilizzanti, di pericolo o emergenza i suoni emessi siano
recepiti come allarmi anche da soggetti non loro consimili, veicolabili
anche agli esseri umani e viceversa.
C’è comunicazione ogniqualvolta l’informazione viene trasmessa da un
portatore ad un altro, e nel regno animale vi è una moltitudine di
peculiari sistemi comunicativi. La scienza chiama questo tipo di
messaggio senza parole Biocomunicazione, in quanto i messaggi vengono
veicolati attraverso canali sensoriali (segnali chimici, meccanici,
acustici e ottici): in tal modo il comportamento di uno dei due (o di
entrambi) viene mutato a suo (loro) vantaggio, non per una
manipolazione, bensì con-divisione e invito alla cooperazione, in cui
prende vita una forma di dialogo, dove emittente e ricevente si
scambiano continuamente i ruoli.
Ma nell’estrema complessità e unicità dei linguaggi delle diverse
creature - soprattutto quelle più in alto nella scala evolutiva, idiomi
umani inclusi - le comunicazioni riguardanti le emozioni primarie sono
recepibili e “comprensibili” anche ad un altro livello. Una sorta di
trasmissione che non si pone come decodificazione di vari segnali da un
apparato neurologico, ma su un piano più sottile attraverso un sistema
di ricezione collegato alla percezione, appunto, ciò che con un termine
umano potremmo definire “empatia”…
Ogni creatura dotata di sensibilità, ha in effetti la possibilità di
ricorrere, consapevolmente o no, ad una sorta di traduttore universale,
ricongiungendosi a quell’Unità primordiale che l’ha generata, a
quell’incomprensibile, ma percepibile ordito che lega tutti gli esseri
viventi, e che va al di là delle differenze strutturali peculiari di
ogni specie.
Cos’è allora il linguaggio Umano? Nella nostra convivenza, anche noi
potremmo cavarcela con regole d’intesa più semplici … Forse il
linguaggio è un accessorio superfluo per la sopravvivenza? Un
meraviglioso dono fatto al genere umano? Sicuramente è una
responsabilità. Nessuna lingua è innata, tutte devono essere apprese. Lo
sviluppo di un linguaggio è stato sicuramente incrementato dalla
capacità di usare strumenti, grazie alla quale sono stati introdotti
concetti astratti - che erano già stati “afferrati” con l’aiuto della
mano - e che grazie all’IO autocosciente fa dell’uomo un essere dotato
di sensibilità estetica e votato allo sviluppo di una coscienza etica
(aspetti, questi che non riguardano le altre creature, in quanto già
“automaticamente” inserite nella pienezza della Natura).
Anche le piante, emettono “frequenze” ogni qualvolta la loro vita è
messa in pericolo da qualche evento; tali frequenze non sono udibili
agli esseri umani, ma se fosse possibile ricondurle a suoni,
probabilmente avrebbero l’aspetto di grida, visto l’aspetto dei grafici
registrati, e sono pure in grado di percepire con molta precisione le
intenzioni “più o meno aggressive” di chi si avvicina loro … Grida di
paura..? …. Dolore? A voi, secondo coscienza, la risposta …
Non siamo superiori in quanto detentori un linguaggio articolato, ma in
quanto “summa” dei diversi aspetti di biocomunicazione (messaggi
olfattivi, tattili, comportamentali, acustici, chimici, ed empatici) e
quindi inconsapevoli garanti di una capacità di comprensione “al di
sopra delle parti”.
Marina Menichelli
SIMBOLI E ARCHETIPI
Nella trattazione delle varie ipotesi sul fenomeno dei Crop Circles,
quella riguardante la simbologia occulta degli agroglifi, trova spesso
molte opposizioni che adducono all’inutilità dell’utilizzo di simboli
sapienziali ermetici e poco conosciuti dalla stragrande maggioranza
della popolazione.
Prima di scartare a priori questa possibilità, è bene tenere in
considerazione un aspetto chiamato “inconscio collettivo” - messo in
rilievo dal Dr. Jung, fondatore della scuola di psicologia analitica -
riguardante quella parte della psiche che trattiene e trasmette
l’eredità psicologica all’intero genere umano, fatta di simboli comuni e
conoscenza della propria specie. Per Jung la mente dell’uomo possiede
una sua storia particolare, e la psiche conserva molte tracce residue
degli stadi anteriori del suo sviluppo. In più, i contenuti
dell’inconscio esercitano una influenza formativa sulla psiche stessa.
Consciamente possiamo anche ignorarli, ma inconsciamente rispondiamo ad
essi e alle forme simboliche, attraverso le quali si esprimono.
Nelle sue ricerche, Jung attirò l’attenzione su una dimensione
particolare della coscienza che nasce dall’unione dell’intelletto
razionale (emisfero cerebrale sinistro) con la mente intuitiva (emisfero
cerebrale destro), analogica e capace di riconoscere gli archetipi, cioè
i modelli primari dell’evoluzione umana.
Parlare di archetipi diviene difficile per l’impossibilità (se non
attraverso l’arte o la mitologia) di descrivere con parole qualcosa la
cui esatta natura sfugge a qualsiasi definizione. Essi appartengono alla
vita stessa, immagini integralmente connesse con l’individuo vivente
tramite le emozioni. Si può parlare di archetipi solo quando immagini ed
emozioni si manifestano simultaneamente, attraverso un processo che non
frammenta la realtà, ma che riesce ad afferrare la percezione globale
con le possibili interazioni (emisfero destro), e che solo in un secondo
tempo può essere portata a coscienza e rivisitata con un procedimento
analitico-razionale (emisfero sinistro). In questo modo l’immagine
acquista energia psichica, diviene dinamica e produce conseguenze; gli
archetipi, cominciano a vivere in quanto inizia il processo di
comprensione profonda per scoprirne il significato dentro di noi.
Il simbolo diviene, allora, il mezzo attraverso cui l’archetipo si
manifesta e comincia ad operare. Nel suo testo L’uomo e i suoi simboli,
Jung dice: “ una parola o un’immagine è simbolica quando implica
qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio ed immediato. Essa
possiede un aspetto più ampio, “inconscio” che non è mai definito con
precisione o compiutamente spiegato. Né si può sperare di definirlo o
spiegarlo. Quando la mente esplora il simbolo, essa viene portata in
contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali.”
Il simbolo (dal greco sumbolon = metto insieme, compongo) è un potente
mezzo di comunicazione e di potere. Tutta la storia dell’umanità è
attraversata da simboli, alcuni universali, altri tipici di una
determinata cultura. In tutte le religioni, da quelle a tradizione orale
a quelle giunte a scrittura, i simboli sono stati i primi mezzi di
comunicazione iconografica.
Nell’età primitiva, quando l’uomo era ancora collegato al “Tutto” e i
concetti istintivi affioravano nella mente, non era difficile per lui
integrarli consciamente in una coerente struttura psichica. Ma l’uomo
civilizzato non è più capace di ciò. Il suo razionalismo (quindi
l’utilizzo indiscriminato dell’emisfero sinistro) lo ha privato dei
mezzi attraverso i quali è possibile assimilare all’inconscio principi
indispensabili per l’evoluzione, cioè simboli soprannaturali, da tutti
considerati sacri.
Questi simboli, chiamati “culturali”, sono spesso impiegati per
esprimere “verità eterne” e compaiono tuttora in molte religioni. Essi
hanno subito molte trasformazioni e percorso un lungo processo di
sviluppo più o meno consapevole, diventando a volte, immagini collettive
accettate dalle società civilizzate.
Viviamo in una realtà simbolica anche se non ce ne accorgiamo (il saluto
alla bandiera ne è un esempio sotto gli occhi di tutti), tuttavia questi
simboli culturali mantengono molto del loro originario fascino e possono
provocare profonde risposte emotive.
È un processo di identificazione profonda, una sorta di riconoscimento
di identità umana superiore; nella sua massima manifestazione è ciò che
avviene durante un'intuizione, una scoperta, una ricerca, é il "genius"
che sta operando, quel particolar tipo di intuito che possiamo vedere
estremamente sviluppato in un ricercatore, uno scienziato, un artista
etc ... ma che è insito, comunque, in ognuno di noi.
La materia prima della trasformazione umana è intorno a noi e dentro di
noi, onnipresente e invisibile come l'ossigeno. Nuotiamo in un sapere
che non abbiamo rivendicato, tutto mediato dal settore del cervello che
non è in grado di dare un nome a ciò che conosce... La parte sinistra
del cervello si occupa del passato confrontando le esperienze attuali
con quelle precedenti nel tentativo di classificarle, scatta istantanee,
tanto per intenderci , ma è la parte destra che reagisce alle novità,
all'ignoto, è lei che guarda il film,.
Ritornando alla motivazione di questo viaggio tra la simbologia - i Crop
Circles, appunto - e azzardando delle ipotesi, essi potrebbero agire
proprio su questa parte del cervello, analogica, intuitiva che è in
grado, attraverso associazioni di simboli, immagini e esperienze, di
accedere ad una sorta di database archetipico universale della storia
dell’Uomo, insito in ognuno di noi, ma non ancora portato a coscienza e
consapevolizzato.
Il fatto stesso che siamo qui a parlare di questo ha un importanza
effettiva (anche se ignota), riguardo alle intenzioni del fenomeno
scatenante stesso de Crop Circles …
L’ignoto è un territorio amico per l’evoluzione, ogni intuizione allarga
la via, rendendo più facile la prossima tappa del viaggio. E’ il
cambiamento a cambiare, proprio come in natura l’evoluzione passa da un
processo semplice ad uno complesso. Ogni nuova esperienza altera la
natura di quelle successive. Il cambiamento di paradigma non è un
semplice effetto lineare, ma spesso un repentino cambiamento di schema,
una spirale … Quando ci rendiamo conto dell’alterazione della
consapevolezza, incrementiamo il cambiamento, perché la sintesi si nutre
di nuova sintesi.
Ciò che sta accadendo intorno ai Crops va visto alla luce di molti
fattori, non ultimo quello dell’impatto socio-psico-culturale, perché è
indubbio che contiene il potere di scatenare un processo non solo
analitico profondo, nell’analisi tecnica del fenomeno, ma anche uno
analogico più o meno inconscio, al di là della credenza personale della
genuinità dei cerchi … Poco importa forse, a questo punto, quanti siano
i cerchi autentici e quanti i falsi, ma per assurdo anche i cerchi dei
vari artisti di frontiera della Land Art, potrebbero assumere una
dignità propria inserendosi in questo processo, e chissà se ciò non
rientri proprio nel progetto di un architetto primigenio …
In fondo l’Arte è lo strumento più diretto per spogliare sempre di più
la realtà degli stereotipi che la mascherano e che impediscono di vedere
l’essenza ultima delle cose.
L’archetipo diviene il mezzo per comprendere la vera natura delle cose,
esprimere l’inesprimibile, e svelare il più intimo dei segreti.
Marina Menichelli
Bibliografia:
C.G. Jung “L’uomo e i suoi simboli”Ed. Longanesi & C.
M. Ferguson “La cospirazione dell’Acquario” Ed. Marco Tropea